A volte siamo felici e non sappiamo di esserlo...
spesso siamo felici, ma non siamo felici di esserlo...
è quando c'è pure questo coraggio, che non abbiamo più paura che ci si legga negli occhi!
A volte siamo felici e non sappiamo di esserlo...
spesso siamo felici, ma non siamo felici di esserlo...
è quando c'è pure questo coraggio, che non abbiamo più paura che ci si legga negli occhi!
Il 26 luglio ci siamo sposati in una giornata bellissima e piena di doni...
Remo, il mio amato nonno, che è morto nella mattina del 24 luglio, solo due giorni prima del nostro matrimonio, seppur nella maniera più difficile da capire, ci ha fatto il regalo più grande.
Morendo ci ha dato di saper guardare con gli occhi di Dio al nostro matrimonio, di lasciare le nostre vie per seguire le Sue, di cogliere il senso profondo di questo momento, di gioire veramente per il suo passaggio alla vita eterna... È così che morendo ci ha insegnato ad aprirci alla vita piena in terra, a stravolgere i piani stabiliti di una comoda ed indaffarata vigilia prematrimoniale tra cerete e parrucchieri, per entrare nel Suo abbraccio paterno insieme, uniti nel suo nome e in quello nuovo che Lui ci ha dato.
Non più solo “Francesco”, non più “Amalia”, ma quello che Tu vuoi... una cosa meravigliosa che ci aspetta e a cui abbiamo deciso di non sfuggire ma di dire “Si!”.
“Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” dice San Paolo nella lettera che ci è stata affidata nella liturgia del nostro matrimonio, e che noi da subito ci siamo sentiti chiamati a realizzare (le nostre bomboniere lo testimoniano!).
“Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”: oggi noi ci crediamo veramente. Oggi, uniti in una sola carne, ne siamo la prova vivente...
Siamo felici per l’Amore e l’affetto con cui le nostre famiglie ci hanno sostenuti in questi mesi: ciascuno ha saputo fare la sua parte per farci sentire tutto il sostegno e la serenità di cui avevamo bisogno.
Siamo felici per l’amicizia bella e profonda che ci lega a tante persone: ci avete aiutati metendoci a disposizione il vostro tempo ed i vostri talenti con una cura amorevole, di un amore che affonda le sue radici in Dio.
Grazie a voi, abbiamo capito entrambi cosa vuol dire essere figli di Dio e fratelli.
Siamo felici perchè in quesi giorni non ci siamo “risparmiati”, perchè insieme abbiamo vinto la paura, abbiamo seguito le Sue vie e siamo arrivati fino a qui, con il cuore pieno di gioia e gratitudine.
Siamo felici di poter testimoniare tutto questo e sopratutto di giorne con voi.
Di tanto altro siamo felici, perchè molto altro ci è stato donato...
GRAZIE di cuore!
Siamo a San Cristobal de Las Casas e piove da 4 ore.
Il nostro bellissimo hotel ha una postazione internet.
Tutto concorre!
Ci sposiamo nel giorno di Santi Gioacchino ed Anna: il 26 luglio.
Di quest’anno.
Un po’ per ingenuità, un po’ per estremo senso pratico, io veramente credevo che per sposarsi occorressero soprattutto un prete ed una chiesa, ed invece da subito in questi mesi mi è stato chiaro che soprattutto occorrono un catering ed un abito da sposa.
Da queste due cose sembra che proprio non si possa prescindere, e certo poi ci sono anche le bomboniere, il viaggio di nozze, le partecipazioni… tutte cose importanti, ma che vengono dopo.
Così le commesse degli atelier mi hanno guardato con stupore mentre candidamente annunciavo la data tanto prossima (3 mesi!) del mio matrimonio e gli chef dei catering hanno perfino proposto di rimandare uno o due giorni l’evento per meglio incastrarlo con i loro piani ed io ho imparato che tutto DEVE essere perfetto.
Non come nella vita reale, dove le cose hanno l’abitudine di seguire il loro corso e gli imprevisti accadono, ma come nel “giorno più bello della tua vita”: il sole splenderà alto nel cielo anche se ci sposiamo nel pomeriggio però non dovrà fare troppo caldo durante la cena, i formaggi non devono trasudare che sennò è brutto e le ospiti elegantissime e col tacco (loro si, sicuramente sudate) non dovranno capitombolare dalle scalette di legno, tutti devono stare seduti ma tutti si devono alzare, le foto saranno bellissime ma gli ospiti non dovranno aspettare troppo prima di mangiare…
E se dovesse piovere????????? (orrore!)
Che piova! Ma non due gocce, che faccia tutta l'acqua che Dio vorrà e non una goccia di più...
Un paio di settimane fa grazie all’infinita generosità del parroco, che si risparmia davvero poco per noi, ho potuto rifare il giro delle sette chiese di notte: il riposo di quella fatica e di quel sonno benedetti ora fanno la differenza.
Vanità di vanità,
Ogni cosa è vanità
Tutto il Mondo e ciò che ha,
Ogni cosa è vanità.
Se del mondo i favor suoi
T’alzeran fin dover vuoi
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità!
Se regnassi ben mill’anni
Sano, lieto, senza affanni,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se tu avessi d’ogn’intorno
Mille servi, notte e giorno,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se tu avessi più soldati
Che non ebbe Serse armati,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se tu avessi ogni linguaggio,
E tenuto fossi saggio,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se starai con tutti gli agi,
Nelle ville e ne’ palagi,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
E se in feste, giuchi e canti
Passi i giorni tutti quanti,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Sazia pur tutte tue voglie
Sano allegro e senza doglie,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Dunque a Dio rivolgi il cuore,
Dona a lui tutto il tuo amore,
Questo mai non mancherà,
Tutto il resto è vanità.
Se godessi a tuo volere
Ogni brama, ogni piacere,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se tu avessi ogni tesoro
Di ricchezze, argento ed oro.
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se vivessi in questo mondo
Sempre lieto ognor giocondo
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se lontan da pene e doglie
Sfogherai tutte tue voglie,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se quaggiù starà il tuo cuore
Giubilando a tutte l’ore,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Dunque frena le tue voglie,
Corri a Dio, che ognor t’accoglie,
Questo mai non mancherà,
Tutto il resto è vanità.
Che sia il 26 luglio e non un’altra data fa differenza.
Che sia in parrocchia e non altrove fa differenza.
Che ci siano le persone che amiamo fa differenza.
Che sia un'unione benedetta da Dio fa differenza.
Tutto il resto... è vanità!
Sono giorni pieni in cui mi riscopro impaziente ed energica come una bambina!
E resto in ascolto di ogni sussurro che arriva da Te, perché voglio essere pronta con tutto il mio corpo nella Notte Santa a comprendere il mistero della Risurrezione, ad accoglierti nel mio cuore.
E poi piango… ma questa non è una novità!
Ho un pianto di gratitudine che sgorga ad ogni buona occasione, senza preavviso, ascoltando un salmo, guardando negli occhi un'amica o semplicemente pensando alla Tua grandezza e alla Tua misericordia.
Ho un pianto che sto imparando ad amare perché anche “Gesù pianse” (Gv 11,35) quando l’amico Lazzaro morì e Marta non credeva alla sua risurrezione.
Ho un pianto d’amore che svela la mia gioia e la mia gratitudine, che mi spoglia di ogni maschera e mi fa essere semplicemente quella che sono.
Mi preparo alla Notte Santa della Resurrezione di Cristo offrendoTi la mia vita e chiedendoTi di farne ancora Bellezza, come Tu vuoi.
Senza nulla togliere alla bella sorpresa di ieri sera (grazie a tutti e ad uno in particolare!!), il regalo più bello era nel Vangelo...
Allora ho pensato di regalarmi/ci la liturgia del giorno nel blog...
Io sono molto sensibile al tema della moratoria sull’aborto in quanto cattolica, ma lo sono ancor di più in quanto donna e lo ero già in tempi non sospetti.
Allora magari adesso vado pure fuori tema rispetto al blog, ma in questo caso parlare è un esigenza.
Ieri sera a “L’Infedele” sul La 7, Giuliano Ferrara faceva giustamente notare che, mentre la notizia del sequestro del feto di Napoli scuoteva le coscienze dell’una e dell’altra parte rimbalzando sui vari tg e giornali on line, nessuno si è preso la briga di capire che cosa fosse la Sindrome di Klinefelter di cui, secondo la diagnosi del medico, soffriva il bambino.
Ho deciso allora che ne dovevo sapere di più.
Sono andata a vedere su Wikipedia cosa fosse questa sindrome, ma non era abbastanza, perché quello che mi premeva veramente sapere era chi erano questi malati e che tipo di vita conducevano, se avevano figli, se avevano padri, se avevano relazioni, se erano magari perfino sposati…
Sul sito dell’Unione Italiana Sindrome di Klinefelter mi sono accorta che molti di questi malati hanno una bella vita, piena, difficile a volte, ma esattamente come può esserlo per tutti, e, se avete una mezz'ora di tempo, vi consiglio di leggere alcune delle loro storie, si tratta solo di saperne un po' di più... chissà che non ci venga comodo un domani.
Sono arrabbiata, ma non con la povera madre, vittima probabilmente anche lei, ma con i medici, con la nostra società che ci vorrebbe tutti perfetti (eugenetica: e qua mi sono arrabbiata ancora un po' di più), con le istituzioni che non sono in grado di dare sostegno a chi è in difficoltà (legge 194), con tutte le donne della Casa Internazionale della Donna che ritengono che con le indagini della polizia per l’accertamento di un reato sia stata fatta “violenza contro il corpo delle donne, istigata dalla crociata per la moratoria sull’aborto.” (!?) le stesse che per protestare contro tutto questo oggi sono in piazza a chiedere il riconoscimento della propria autodeterminazione.
…
Ecco, se su questo punto qualcuno volesse aiutarmi a saperne di più…
...E pronta ad uscire di casa, ma pronta per bene: lavata, pettinata, truccata ecc…
Pronta e soprattutto consapevole che è un privilegio poterlo fare: Mercoledì delle Ceneri, primo giorno di Quaresima, ricominciano le lodi mattutine.
Pensare che ieri sera un’amica salutandomi mi fa: ci vediamo domani mattina allora? Ed io: mah non so… devo studiare…(mmm)
Poi stamattina alle 5,50 suona la sveglia e in un attimo penso: io sono una privilegiata!
Scatto in piedi energica e alle 6,13 sono già fuori casa e mi accorgo che il marciapiede dove la sera prima alle 20,15 non avevo trovato parcheggio ha ben 4 posti liberi.
…
Alle 6,14 metto in moto.
Alle 6,17 sono già al ponte di ferro.
Penso: certo che a quest’ora girano davvero poche macchine… o no?!
Allora decido di contarle e contare tutte le persone che incontro sulla strada e tutti i negozi che hanno già aperto, e sono: due giornalai sicuri, almeno una decina di bar, negli uffici dell’AGI su via Cristoforo Colombo, una macchina entra nel parcheggio dei dipendenti con un passeggero a bordo, i tanti banchi del mercato sono quasi tutti aperti e pronti, un grande numero di furgoni di cui non sono riuscita a tenere il conto, tre fiorai (che poi quelli stanno aperti tutta la notte)… e chissà quanti me ne sono sfuggiti.
Insomma, non sono solo questi i segni, ma di certo io ho un privilegio ed oggi non ho potuto fare a meno di ringraziare.