domenica, 15 giugno 2008 | in : dio , fede, incammino
In questi giorni in cui tutto mi tocca in profondità, ogni cosa mi fa piangere o gioire sopra ogni misura, mi sento come un mollusco senza guscio, un essere esposto e fragilissimo che chiunque può schiacciare senza accorgersene.
L’altro ieri la terza crisi isterica in un mese, anzi ad essere onesti la quarta… può cominciare a parlarsi di patologia cronica!
Una parola, un gesto superficiale e non calcolato o un ricordo improvviso possono scatenare in un istante il pianto disperato, spesso l’ira o, a volte, quell’idea demoniaca di solitudine, che ognuno cela dentro di sé, quella di cui si vergogna. Di cui mi vergogno.
E, a ben vedere, pianto, ira e solitudine sono le cose di cui mi vergogno da sempre, quelle che più raramente lascio emergere dalla mia anima in superficie, quelle che pochi hanno visto in assoluto, e che invece molti hanno visto in questi giorni arrivare improvvise e spoglie del consueto pudore… libere di agire al posto mio.
Non c’è da esserne fieri, per carità, ma l’umiliazione pubblica delle mie debolezze sto imparando ad accettarla come un dono.
Sono un lombrico, dicevo. O meglio una lumaca.
Francesco è il mio guscio, quando mi protegge dalla profondità abissale dei miei pensieri, da me stessa e dagli altri, è la fonte a cui attingo la forza di lasciarmi essere tanto vulnerabile, è il mio nuovo scheletro: quello strano incastro di gesti e parole, che mi fa stare in piedi anche di fronte a cose che per mia natura sono portata a fuggire.
Francesco guarda con amore nel mio cuore e quando non ci vede chiaro ha la diplomazia di un ambasciatore per aiutarmi a capire, non è come me, che sfondo e lascio macerie, lui si occupa anche della ricostruzione.
Qualche giorno fa mi ha lasciato questo spunto...
Come al giovane ricco del Vangelo di Matteo, oggi Dio ci sta chiedendo di lasciare tutto per seguirlo, per raggiungere finalmente la “perfezione”, ed io so che ciò che vuole che io abbandoni è quel pianto quando è mormorio, quella stupida ira e quella solitudine falsa che inganna il mio cuore: le cose di cui sono “ricca”, quelle che cullo e proteggo con tenacia, quelle a cui ancora mi aggrappo quando sto per cadere.
Io amo troppo la mia “ricchezza” per seguire Dio.
Francesco, che conosce la mia povertà come nessuno, la accoglie da me ogni giorno, e la ama.
caracolas @ 04:42 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
mercoledì, 21 maggio 2008 | in :

Ci sposiamo nel giorno di Santi Gioacchino ed Anna: il 26 luglio.

Di quest’anno.

Un po’ per ingenuità, un po’ per estremo senso pratico, io veramente credevo che per sposarsi occorressero soprattutto un prete ed una chiesa, ed invece da subito in questi mesi mi è stato chiaro che soprattutto occorrono un catering ed un abito da sposa. 

Da queste due cose sembra che proprio non si possa prescindere, e certo poi ci sono anche le bomboniere, il viaggio di nozze, le partecipazioni… tutte cose importanti, ma che vengono dopo.

Così le commesse degli atelier mi hanno guardato con stupore mentre candidamente annunciavo la data tanto prossima (3 mesi!) del mio matrimonio e gli chef dei catering hanno perfino proposto di rimandare uno o due giorni l’evento per meglio incastrarlo con i loro piani ed io ho imparato che tutto DEVE essere perfetto.

Non come nella vita reale, dove le cose hanno l’abitudine di seguire il loro corso e gli imprevisti accadono, ma come nel “giorno più bello della tua vita”: il sole splenderà alto nel cielo anche se ci sposiamo nel pomeriggio però non dovrà fare troppo caldo durante la cena, i formaggi non devono trasudare che sennò è brutto e le ospiti elegantissime e col tacco (loro si, sicuramente sudate) non dovranno capitombolare dalle scalette di legno, tutti devono stare seduti ma tutti si devono alzare, le foto saranno bellissime ma gli ospiti non dovranno aspettare troppo prima di mangiare…

E se dovesse piovere????????? (orrore!)

Che piova! Ma non due gocce, che faccia tutta l'acqua che Dio vorrà e non una goccia di più...

Un paio di settimane fa grazie all’infinita generosità del parroco, che si risparmia davvero poco per noi, ho potuto rifare il giro delle sette chiese di notte: il riposo di quella fatica e di quel sonno benedetti ora fanno la differenza.

 

Vanità di vanità,

Ogni cosa è vanità

Tutto il Mondo e ciò che ha,

Ogni cosa è vanità.

 

Se del mondo i favor suoi

T’alzeran fin dover vuoi

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità!

 

Se regnassi ben mill’anni

Sano, lieto, senza affanni,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Se tu avessi d’ogn’intorno

Mille servi, notte e giorno,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Se tu avessi più soldati

Che non ebbe Serse armati,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Se tu avessi ogni linguaggio,

E tenuto fossi saggio,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Se starai con tutti gli agi,

Nelle ville e ne’ palagi,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

E se in feste, giuchi e canti

Passi i giorni tutti quanti,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Sazia pur tutte tue voglie

Sano allegro e senza doglie,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Dunque a Dio rivolgi il cuore,

Dona a lui tutto il tuo amore,

Questo mai non mancherà,

Tutto il resto è vanità.

 

Se godessi a tuo volere

Ogni brama, ogni piacere,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Se tu avessi ogni tesoro

Di ricchezze, argento ed oro.

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Se vivessi in questo mondo

Sempre lieto ognor giocondo

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Se lontan da pene e doglie

Sfogherai tutte tue voglie,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Se quaggiù starà il tuo cuore

Giubilando a tutte l’ore,

Alla morte che sarà?

Ogni cosa è vanità.

 

Dunque frena le tue voglie,

Corri a Dio, che ognor t’accoglie,

Questo mai non mancherà,

Tutto il resto è vanità.

 

Che sia il 26 luglio e non un’altra data fa differenza.

Che sia in parrocchia e non altrove fa differenza.

Che ci siano le persone che amiamo fa differenza.

Che sia un'unione benedetta da Dio fa differenza.

Tutto il resto... è vanità!

caracolas @ 18:12 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
sabato, 19 aprile 2008 | in : fede, incammino
Quest’anno la Pasqua con la sua promessa di Vita eterna, è trascorsa a meraviglia, con la solita attesa e con una preghiera in più nel cuore, custodita e cullata come un dono prezioso e fragile, come un segreto da svelare al momento giusto…
Sarà veramente questa la via su cui vuoi condurci?
Saremo adeguati ad una così grande missione?
Così, nei giorni meravigliosi della consapevolezza che Cristo è risorto, è anche arrivato il coraggio di dire:
“Eccoci!
Inadeguati, incoscienti, disoccupati, impauriti, pigri…Eccoci, nonostante tutto!”
 
E dopo il silenzio finalmente esplode la gioia della condivisione e nei giorni successivi alla Veglia Pasquale ci ritroviamo, sorpresi noi stessi, a svelare il dono, a rendere partecipi gli amici, a piangere (ancora!) di gioia di fronte a visi sorridenti e ad abbracci incoraggianti a condividere i timori e la felicità…
 
Ci sposiamo!
 
Sappiamo che non sarà sempre facile, soprattutto quando ci feriremo, ci tradiremo…
Quando saremo stanchi e quando l’altro avrà solo difetti o sarà malato o triste o depresso…
Quando si litigherà per i figli se arriveranno.
Quando i figli non saranno nei Tuoi piani e ci dovremmo sforzare per condividere il dolore…
Quando l’altro non soddisferà le nostre aspettative, quando tornerà a casa stanco dal lavoro…
Quando lascerà il dentifricio aperto tutti i giorni o lascerà i peli sul divano…
Quando vorremmo solo avere un po’ di tempo per noi…
Quando il mondo che è “tutto intorno a noi” ci farà sentire degli idioti ad essere sposati e cattolici, per giunta...
 
Nonostante tutto, ci sposiamo.
 
Poi siccome ci sposiamo a breve, siamo già nella fase in cui l’organizzazione prova a prendersi tutto il tempo, ad occupare tutti gli spazi liberi tra i nostri pensieri, e le wedding planners, a vario titolo incrociate sulla nostra strada, si preoccupano di preoccuparci… (gentili!)
 
Comunque noi, nonostante tutto, ci sposeremo... sottopiatti di vimini o meno!
caracolas @ 13:24 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
venerdì, 21 marzo 2008 | in : dio , incammino

Sono giorni pieni in cui mi riscopro impaziente ed energica come una bambina!

E resto in ascolto di ogni sussurro che arriva da Te, perché voglio essere pronta con tutto il mio corpo nella Notte Santa a comprendere il mistero della Risurrezione, ad accoglierti nel mio cuore.

E poi piango… ma questa non è una novità!

Ho un pianto di gratitudine che sgorga ad ogni buona occasione, senza preavviso, ascoltando un salmo, guardando negli occhi un'amica o semplicemente pensando alla Tua grandezza e alla Tua misericordia.

Ho un pianto che sto imparando ad amare perché anche “Gesù pianse” (Gv 11,35) quando l’amico Lazzaro morì e Marta non credeva alla sua risurrezione.

Ho un pianto d’amore che svela la mia gioia e la mia gratitudine, che mi spoglia di ogni maschera e mi fa essere semplicemente quella che sono.

Mi preparo alla Notte Santa della Resurrezione di Cristo offrendoTi la mia vita e chiedendoTi di farne ancora Bellezza, come Tu vuoi.

caracolas @ 18:10 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, 25 febbraio 2008 | in :

Senza nulla togliere alla bella sorpresa di ieri sera (grazie a tutti e ad uno in particolare!!), il regalo più bello era nel Vangelo...

GIOVANNI 4,5-42

Allora ho pensato di regalarmi/ci la liturgia del giorno nel blog...

 

caracolas @ 09:34 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
giovedì, 14 febbraio 2008 | in : attualità

Io sono molto sensibile al tema della moratoria sull’aborto in quanto cattolica, ma lo sono ancor di più in quanto donna e lo ero già in tempi non sospetti.

Allora magari adesso vado pure fuori tema rispetto al blog, ma in questo caso parlare è un esigenza.

Ieri sera a “L’Infedele” sul La 7, Giuliano Ferrara faceva giustamente notare che, mentre la notizia del sequestro del feto di Napoli scuoteva le coscienze dell’una e dell’altra parte rimbalzando sui vari tg e giornali on line, nessuno si è preso la briga di capire che cosa fosse la Sindrome di Klinefelter di cui, secondo la diagnosi del medico, soffriva il bambino.

Ho deciso allora che ne dovevo sapere di più.

Sono andata a vedere su Wikipedia cosa fosse questa sindrome, ma non era abbastanza, perché quello che mi premeva veramente sapere era chi erano questi malati e che tipo di vita conducevano, se avevano figli, se avevano padri, se avevano relazioni, se erano magari perfino sposati…

Ho trovato questo.

 

Sul sito dell’Unione Italiana Sindrome di Klinefelter mi sono accorta che molti di questi malati hanno una bella vita, piena, difficile a volte, ma esattamente come può esserlo per tutti, e, se avete una mezz'ora di tempo, vi consiglio di  leggere alcune delle loro storie, si tratta solo di saperne un po' di più... chissà che non ci venga comodo un domani.

Sono arrabbiata, ma non con la povera madre, vittima probabilmente anche lei, ma con i medici, con la nostra società che ci vorrebbe tutti perfetti (eugenetica: e qua mi sono arrabbiata ancora un po' di più), con le istituzioni che non sono in grado di dare sostegno a chi è in difficoltà (legge 194), con tutte le donne della Casa Internazionale della Donna che ritengono che con le indagini della polizia per l’accertamento di un reato sia stata fatta “violenza contro il corpo delle donne, istigata dalla crociata per la moratoria sull’aborto.” (!?) le stesse che per protestare contro tutto questo oggi sono in piazza a chiedere il riconoscimento della propria autodeterminazione.

Ecco, se su questo punto qualcuno volesse aiutarmi a saperne di più…

caracolas @ 16:07 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
mercoledì, 06 febbraio 2008 | in : fede, incammino

...E pronta ad uscire di casa, ma pronta per bene: lavata, pettinata, truccata ecc… 

Pronta e soprattutto consapevole che è un privilegio poterlo fare: Mercoledì delle Ceneri, primo giorno di Quaresima, ricominciano le lodi mattutine.

Pensare che ieri sera un’amica salutandomi mi fa: ci vediamo domani mattina allora? Ed io: mah non so… devo studiare…(mmm)

Poi stamattina alle 5,50 suona la sveglia e in un attimo penso: io sono una privilegiata!

Scatto in piedi energica e alle 6,13 sono già fuori casa e mi accorgo che il marciapiede dove la sera prima alle 20,15 non avevo trovato parcheggio ha ben 4 posti liberi.

Alle 6,14 metto in moto.

Alle 6,17 sono già al ponte di ferro.

Penso: certo che a quest’ora girano davvero poche macchine… o no?!

...

Allora decido di contarle e contare tutte le persone che incontro sulla strada e tutti i negozi che hanno già aperto, e sono: due giornalai sicuri, almeno una decina di bar, negli uffici dell’AGI su via Cristoforo Colombo, una macchina entra nel parcheggio dei dipendenti con un passeggero a bordo, i tanti banchi del mercato sono quasi tutti aperti e pronti, un grande numero di furgoni di cui non sono riuscita a tenere il conto, tre fiorai (che poi quelli stanno aperti tutta la notte)… e chissà quanti me ne sono sfuggiti.

Insomma, non sono solo questi i segni, ma di certo io ho un privilegio ed oggi non ho potuto fare a meno di ringraziare.

caracolas @ 23:19 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 06 febbraio 2008 | in :
Alle 06,05 il sole a Roma non accenna ancora a svegliarsi...
caracolas @ 06:12 | commenti (popup) | commenti
martedì, 05 febbraio 2008 | in : libri, condivisione

Qualche giorno fa ho finito di leggere “Diario di un dolore” di C.S. Lewis, avrei voluto scrivere a proposito e forse lo farò in futuro, ma quello che ho rilevato è che questo mi capita ogni volta che termino un buon libro.

L’ Anobium punctatum è il tarlo del legno o bookwarm, che non a caso in inglese equivale al nostro “topo da biblioteca”, ed è anche l’ispirazione per il nome di Anobii, social network pensato per mettere in contatto bibliografi di tutto il mondo.

Lungi dall’essere una bibliografa, amo molto leggere e l’idea di avere una “traccia” delle mie letture (e soprattutto dei miei gusti) e di poterle confrontare con quelle simili o no degli altri mi ha gasato immediatamente!

Mi incuriosisce in particolare la strana domanda/offerta di fiducia che c’è dietro all’incontro con una storia: quando si sceglie un libro non si sa se ci piacerà fintanto che non lo si legge quindi si accorda fiducia all’autore, e quando si riceve un libro in regalo si accorda fiducia anche a chi te lo ha donato… quando un libro si dona, è chiaro che lo si ritiene meritevole di fiducia da parte di chi lo riceve, e che si domanda per sé quella fiducia a chi lo si dona.

Una richiesta che faccio spesso agli amici è: “consigliami un libro”.

Ecco perché l’idea di questa libreria virtuale aperta ad amici e non, mi sembra geniale…

Ecco perché ho cominciato ad inserire quasi tutti i miei libri, anche quelli che ancora non sono riuscita a leggere, o quelli che ho letto 10 anni fa e che forse oggi non leggerei, ma che comunque per un motivo o per l’altro hanno lasciato una traccia in me, tralasciando solo quelli la cui lettura è passata inosservata (pochi).

La compilazione non è completa, spero di trovare un po’ di tempo per mettere tutti i titoli nei prossimi giorni, comunque una buona parte dei miei libri sono là a disposizione di tutti e trovo il servizio (per una volta) utile e intelligente, ancor più se ci fossero anche i vostri…

Nella colonna di destra, in basso trovate il link!

caracolas @ 16:58 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 24 gennaio 2008 | in : dio

Dunque, dove eravamo?

Ah si… ho, mio malgrado, preso atto di non saper amare, e siccome il fatto di non conoscere molte persone che sappiano farlo non mi consola, da settimane ci penso e ci ripenso.

 

Dietro alla mia pigrizia, alle mie decine di pippe mentali, alla mia incostanza, alla mia impazienza… in una parola, alla mia accidia, c’è questo "piccolo e insignificante" particolare che non so amare (e quanto mi brucia ammetterlo...!?).

Non so quante occasioni per amare  perdo ogni giorno per colpa della mia accidia, perché, se ormai mi è chiaro che chi ama agisce, so anche che ogni particolare azione nasce da un’occasione, una sola…

Non c’è una seconda possibilità, ci sarà un’altra azione, forse, ma quella persa lo è in maniera definitiva.

(Ho un po’ di sudore freddo.)

 

Non so amare, c’è poco da fare… mi mancano proprio le basi...

 

Amare come un cretino, intendo…

 

Perché non è un mistero che la parola “cretino” deriva  da “cristiano”, e che  “essendo (il Cristianesimo) una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo” (Piergiorgio Odifreddi, «Perché non possiamo essere cristiani»)…

Ecco, vorrei non aver paura di sentirmi un po’ più cretina così da potermi fermare ogni giorno mezz’oretta davanti alla Croce, davanti a quel corpo inchiodato nel legno, inerme e spoglio di ogni difesa, per osservare finalmente che cos’è l’Amore e come agisce.

In quel corpo umiliato si fa fatica a vedere la bellezza (che pure c’è), e la sua vista suscita anche un po’ di disgusto, perché la Croce non è proprio uno spettacolo per palati fini, ma piuttosto un boccone amaro, e solo un "cretino" vede Amore in una scena tanto “orribile”.

 

Non sono abbastanza cretina, dunque? Chi l’avrebbe detto!?

 

La prima conclusione a cui arrivo è che quando mi metto a fare il leone o anche quando solo mi preoccupo di sembrarlo, dovrei pensare per un attimo all’agnello, alla sua mitezza e alla sua docilità:

 

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.” Is 53,7

La seconda conclusione è che ho ancora tanta strada da fare… immobile davanti alla Croce.

caracolas @ 23:13 | commenti (13)(popup) | commenti (13)